Crescere nel Bosco

Come “Sette Punti Neri” può aiutare a dare risposte alle esigenze educative evidenziate nei bambini di oggi.

Quanto è difficile essere bambini oggi? Cosa viene chiesto loro?

Essere maturi, riuscire laddove i genitori hanno fallito, non deludere le attese, essere la “gioia” di mamma e papà, capire gli adulti e le loro esigenze, comportarsi da ”grandi” in un corpo e in una mente di bambini. E’ davvero difficile crescere con la responsabilità di “non avere responsabilità”, di non creare difficoltà agli adulti, di essere sempre rintracciabili per tranquillizzarli e felici per non farli sentire insicuri nel proprio ruolo di genitori, nell’essere sempre i migliori nelle cose che “per loro” sono importanti….

Può questo far nascere insicurezza e disagio? Certamente si, e quante delle forme di disagio che interessano i bambini dagli 8 ai 12 anni sono riconducibili al senso di inadeguatezza che affiora in ognuno di noi (piccolo o grande che sia) nel vivere in una realtà che porta continuamente a confrontarsi con un modello in cui non ci si riconosce, completamente avulso dalla realtà e dalla quotidianità… in un mondo artefatto in cui tutto è perfetto, uniforme, omologato, senza differenze. Un mondo che non chiama ad essere attori protagonisti delle propria vita, ma semplici spettatori di essa.

D’altro canto il Bosco è luogo in cui ognuno è chiamato in prima persona a vivere la propria avventura, a prendersi il suo tempo per entrare in relazione con la natura e con i suoi abitanti, ad esprimere le sue emozioni e la sua personale sensibilità.

A ciascuno è chiesto in misura di ciò che gli è stato assegnato di dare!..

Con questa frase l’Aquila accoglie le otto coccinelle salite sulla montagna dopo aver compiuto un lungo viaggio, spinte dalla curiosità di ripercorrere anch’esse i sentieri del prato, del bosco e della montagna, e rivivere gli avventurosi incontri di Cocci, che molto tempo prima era partita alla ricerca dei sette punti neri persi dal suo trisavolo durante il diluvio universale.

Queste parole racchiudono molto bene alcune delle chiavi di lettura del racconto Bosco: come il mettersi in viaggio sia la risposta ad una chiamata e la valorizzazione della diversità come ricchezza.

“A ciascuno è chiesto”, ognuno di noi è chiamato, ma “nella misura di ciò che gli è stato assegnato di dare”, nulla di più di questo. Vuol dire che il mio impegno è mio, personale e dono dell’amore di Dio per me. In questa frase c’è anche la responsabilità di fare del proprio meglio per compiere la propria missione, che è diversa da quella di ogni altra persona, perché ognuno è chiamato per nome a fare il bene nella propria vita, a vivere il dono di colui che ci ama e ci chiama ad essere per e con lui.

Il sentiero della coccinella è un cammino alla ricerca della gioia che si scopre, si possiede e si dona attraverso il sentiero del prato, del bosco e della montagna; la gioia diventa così l’immagine dell’Amore ricevuto da Dio e che, nel momento in cui si impara a essere responsabili e fedeli al proprio impegno, diventa dono per i fratelli.

L’Ambiente Fantastico Bosco aiuta quindi i bambini a crescere lungo un sentiero che conduce al vero senso della nostra esistenza: il progetto che Dio ha su di noi.

Cocci durante la permanenza nel formicaio fa uno strano sogno: una voce la chiama e la invita a raggiungerla in un volo che nella realtà sembra assolutamente impossibile compiere per una cocci del prato. La voce del sogno la chiama e lei risponde: Eccomi!.

Ecco, questa semplice parola è la risposta a quella chiamata. E’ Dio che chiama e che mi precede. Eccomi è la risposta della coccinella per dire si, ci sono, rappresenta l’adesione personale al cammino che porta all’amicizia, all’alleanza con Dio e alla solidarietà verso i fratelli.

A ciascuno è chiesto in misura di ciò che gli è stato assegnato di dare!

Cosa significa per un bambino il sentirsi chiamato per nome a qualcosa, comprendere che ognuno ha un proprio posto nel mondo…..in cui sarà felice! Certamente questo messaggio può dare sicurezza, equilibrio e serenità, può essere riferimento verso cui orientare la propria esistenza, laddove ogni altro riferimento manca. Può diventare occasione per scoprirsi autonomi e responsabili.

E’ rassicurante essere certi che siamo chiamati a fare qualcosa nella nostra vita e non siamo soli in questo viaggio, ma guidati dall’amore di Dio e accompag nati dai fratelli che il Signore sceglie per noi come compagni di viaggio. Gli incontri con i personaggi del racconto diventano in quest’ottica forte momento di relazione con l’altro, di scoperta, di condivisione.

Il testo base di Sette Punti Neri, correlato dei nuovi racconti integrativi, offre molti spunti di riflessione che l’occhio attento del capo può cogliere per rispondere alle problematiche evidenziate. Ciò chiaramente nella misura in cui il capo riesce, osservando i propri bambini, a proporre loro esperienze significative che, rilette ed interiorizzate alla luce del racconto Bosco, li aiutino a rivivere la propria esperienza di vita, diventando così preziosa e personale occasione educativa.

Sette Punti Neri è una raccolta di storie di viaggio; la prima è la storia di una ricerca personale, quella di Cocci, che nel percorrere il proprio sentiero attraverso l’incontro con i personaggi, si relaziona con altre realtà e scopre la comunità, la diversità, l’accoglienza, la solidarietà, l’amicizia, la disponibilità, la  responsabilità ed il prendersi carico degli altri, la gioia di donare agli altri doni ricevuti. La seconda è la storia del volo di una comunità: quella delle otto coccinelle, che vogliono anch’esse partire “per scoprire il mondo” e che proprio in questa nuova condizione di “comunità in cammino” scopriranno la difficoltà, ma anche la grande gioia che nasce nell’istaurare relazioni significative con gli altri.

Le otto scoprono l’importanza del confronto e della condivisione della quotidianità e delle difficoltà che si possono incontrare lungo il cammino e la presa di coscienza del non essere soli, di poter contare sull’aiuto e sul conforto del compagno di viaggio. Affrontano e superano il proprio egoismo, comprendono la rinuncia per il bene comune, scoprono la felicità nel ritrovarsi dopo un periodo di separazione e vivono la gioia del raggiungere insieme una meta. La terza è la storia di chi nel suo percorso di crescita è pronto e chiamato a vivere una nuova avventura, “portando la gioia dovunque il vento vorrà posarvi…” in un ambiente fino ad allora sconosciuto. E’ una storia per i bambini più grandi del cerchio, che certamente hanno bisogni ed esigenze diversi dalle altre coccinelle.

Nel vivere questo volo al mare, le due coccinelle del racconto, nell’incontro con i personaggi, sono chiamate a mettersi in gioco superando paure e difficoltà che nascono nell’affrontare un mondo sconosciuto, ma gioendo sempre per le nuove scoperte e per i traguardi raggiunti in termini di superamento delle proprie paure, delle difficoltà incontrate, nello scoprire che è nostra responsabilità insegnare agli altri ciò che abbiamo imparato e vissuto, i doni che abbiamo ricevuto. Diventare quindi “maestri di vita” per i più piccoli, senza dimenticare però che si continua ad apprendere sempre, anche da adulti.

L’analisi della realtà dei bambini, in continua evoluzione, e delle problematiche divenute emergenti negli ultimi anni, hanno portato alla scrittura di alcuni nuovi racconti integrativi (pubblicati nella nuova edizione di “Sette Punti Neri”, 2005 Ed. Nuova Fiordaliso).

Tali racconti, inseriti in diversi momenti del testo base, affrontano alcune tematiche considerate particolarmente allarmanti dal punto di vista educativo e vicine all’esperienza quotidiana dei bambini: l’omologazione, l’uniformarsi agli altri per sentirsi accolti e la conseguente non accettazione del “diverso”; la difficoltà di reagire agli ostacoli improvvisi e non voluti; il saper affrontare una sconfitta in maniera positiva; l’accettazione dell’ handicap da parte di chi lo vive e la valorizzazione delle qualità della persona indipendentemente dalla sua condizione fisica o mentale.

Essere accolti ed accettati per quello che si è, senza dover per forza assomigliare a qualcun’altro, senza per forza uniformarsi, ma per quello che siamo in realtà, per quello che c’è nel nostro cuore, è il messaggio de “I colori delle ali”. Questo racconto vuole rispondere proprio a quel bisogno che hanno i bambini (e non solo loro…) di essere in tutto simili agli altri: nell’abbigliamento e nel comportamento. Come se avessero paura di mostrarsi per come sono in realtà, con i loro difetti e i loro pregi, perché solo l’aspetto esteriore ti permette di essere accettato dagli altri e di superare ogni barriera. Il messaggio del racconto invece sottolinea la bellezza di non fermarsi all’apparenza, di poter scoprire un cuore ed una sensibilità diversa dalla mia, proprio perché “non importa quale sia il colore delle tue ali, importa quello che c’è nel tuo cuore”.

La competizione sfrenata, l’amore per la vittoria a tutti i costi e il non saper perdere sono i temi trattati ne “La Coppa dello stagno”.

I bambini vivono ogni giorno questa condizione che, come abbiamo visto precedentemente, viene inculcata loro anche dalle persone che frequentano quotidianamente, compresi i genitori. Riuscire dove il genitore ha fallito, spesso carica il bambino di una serie di responsabilità e di aspettative che lo portano a non vivere bene la competizione. Il gioco è una grande occasione educativa, un modo per mettersi alla prova per migliorarsi, vivere la gratuità, dimostrare lealtà e rispetto per coloro che giocano con me. Da questo punto di vista anche la sconfitta assume un valore molto importante, aiuta a comprendere come si può migliorare, ma anche ad accettare i propri limiti in maniera serena, perché “…vincere non è la cosa più importante”, la cosa veramente importante è fare sempre del proprio meglio.

L’handicap, affrontato e vissuto con nuova consapevolezza, è il tema del racconto “Ratha la farfalla”. Reagire con coraggio ai cambiamenti improvvisi ed agli ostacoli che la vita ci mette di fronte, valorizzando quello che siamo e non quello che abbiamo perduto è il messaggio di questa storia. Nella vita ognuno può trovarsi di fronte a situazioni difficili che possono far perdere i punti di riferimento e le certezze avute fino a quel momento. Certo, in queste occasioni sono fondamentali le persone che ci sono vicine, i famosi “compagni di viaggio”, che possono donarci conforto e sostegno, ma anche aiutarci a scoprire dentro di noi le qualità e le potenzialità fino a quel momento nascoste, per comprendere che la vita è un grande dono e ha sempre un senso, per questo “vivere forse non vuol dire solo volare”.

Per dare risposta alle mille paure che spesso involontariamente vengono trasmesse ai bambini (sconforto, depressione, insicurezza, inadeguatezza) è stato scritto il racconto “La corsa verso il mare”.

Un racconto che vuole dare una visione certa e sicura del senso ultimo della nostra vita e del nostro agire. Ognuno ha un suo posto nel mondo, ognuno è chiamato da Dio e ha un suo sentiero da percorrere, un sentiero che conduce alla vera gioia, sotto una guida ferma e sicura, che diventa impegno concreto nel fare la felicità degli altri, perché “ognuno di noi ha un suo posto, è lì che può essere felice”.

Per concludere, vogliamo ancora sottolineare la valenza educativa, nell’utilizzo dell’Ambiente Fantastico Bosco, del proporre il racconto dopo l’esperienza vissuta, perché aiuta il bambino a rileggerla in maniera personale e a farne proprio il messaggio del racconto; il tutto insieme alla bellezza del sentire raccontare, che stimola la fantasia e la creatività, dal momento che ognuno è libero di immaginare ciò che gli è più congeniale, in antitesi, ancora una volta, con il vedere passivo, caratteristico dei messaggi dei media.

Paola Lori
Arcanda d’Italia nel 2007

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