epppi 2018

Dopo il successo dello scorso anno (un video per raccontarvi gli EPPPI del 2017) tornano gli Eventi di Progressione Personale a Partecipazione Individuale (EPPPI) per i Rover e le Scolte nei Passi di Competenza!

È bello essere utili ma lo possiamo fare ancora meglio se siamo competenti!!!

Ecco tutte le proposte di quest’anno!

Scegliete! 28 – 30 aprile 2018

 

Programmate all’interno del vostro Punto della Strada! Iscrivetevi!

Su Buonacaccia è possibile trovare tutti gli eventi con maggiori informazioni e i nomi dei Capi Campo per eventuali richieste.

https://buonacaccia.net/Events.aspx?CID=33

 

Bellissimi già dai titoli ma magari per scegliere o per consigliarne uno piuttosto che un altro vogliamo sapere meglio in cosa consistono questi eventi nello specifico!

E allora proviamo ad addentrarci:

 

non lascera vacillare il tuo piedeNon lascerà vacillare il tuo piede - Treja (VT) 

La Route attraverserà un ambiente dal fascino unico, percorrendo le Forre del fiume Treja da Civita Castellana fino a Calcata, piccolo e suggestivo centro della Valle del Treja, 60 chilometri a Nord di Roma. E da Calcata fino a Castel Sant’Elia e Nepi, un borgo e una cittadina ricchi di fascino e di storia.

Sarà una Route alla scoperta dei misteri di una terra abitata da popolazioni antiche, da eremiti e da cavalieri; di una terra dove la vegetazione domina impenetrabile e signora; dove l’acqua, il vento, il sole riescono ancora ad evocare immagini e pensieri.

Sarà una Route tecnica, che ti richiederà di affrontare la fatica del cammino su sentieri che spesso dovrai inventare. E che farà appello alla tua competenza – zaino essenziale, scouting, pionieristica, topografia – e al tuo amore per la natura, rigogliosa e selvaggia, ‘aspra e forte’.

Sarà una Route da camminare ascoltando i suoni e le voci in cui sarai immerso, per poterti perdere nella bellezza della natura e ritrovarti; per poter scendere nel profondo del tuo cuore, per sentirlo ardere; e per accorgerti che negli altri con cui camminerai c’è uno sconosciuto che sa tutto di te e che non lascerà mai vacillare il tuo piede.

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la frontiera e quiLa frontiera è qui - Castelnuovo di Porto (RM)

Vivremo un'esperienza di strada, con stile scout, a nord di Roma, tra Castelnuovo di Porto e il Parco di Tevere-Farfa. Migrazioni epocali stanno caratterizzando il nostro tempo: via terra e via mare milioni di donne, uomini e bambini cercano opportunità di vita in luoghi lontani, fuggendo da guerre, carestie, disastri climatici, povertà.
E noi? Siamo in grado di accoglierli? Come? Questa route è una buona opportunità per conoscere, incontrare, confrontarsi, per capire che per servire il prossimo servono competenze.

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strada e tecniche 2.0 copyStrada e tecniche innovative 2.0 - Roviano (RM)

Impareremo come sfruttare la tecnologia per fare strada e per pregare, impareremo a raccogliere informazioni sul territorio, a fare strada in sicurezza facendo attenzione a trattare bene il nostro corpo.

Impareremo come mettere tutto ciò al servizio del prossimo, del nostro territorio e di chi ci circonda.

Percorso = Roviano → Riofreddo → Monte Aguzzo → Vallinfreda → Arsoli

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territorio e politica copyTerritorio e Politica: Democrazia è misericordia – Roma

"Se do il pane ai poveri mi chiamano santo. Se chiedo perché i poveri non hanno pane mi chiamano comunista".

Helder Camara


Gireremo la città di Roma incontrando chi si impegna, chi ha detto sì, chi prova a fare la differenza: questi testimoni, li interrogheremo. In che modo il loro contributo cambia la realtà? L'impegno dei singoli è sufficiente? La politica ha un senso o è una cosa complicata, noiosa e alla fine inutile? Scopriamolo insieme: avremo la Bibbia come strumento per affrontare la realtà, proveremo a vedere se la democrazia sia un tesoro da conservare, useremo i nostri piedi per provare ad esserci.

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labellezzadellincontroLa bellezza dell'incontro - Bassiano Valvisciolo (LT)

Sperimentare la differenza tra l’attraversare i luoghi e il viverli, tra l’imbattersi nelle persone e incontrarle, tra il guardare ciò che ci troviamo davanti e il comprenderlo; questi gli obiettivi del campo.

Da Bassiano arriveremo a Latina, passando per Sermoneta e l’Abbazia di Valvisciolo, lungo una strada ricca di suggestioni, racconti, profumi, sapori, bellezze naturali e storia. Un viaggio che ci condurrà, da camminatori, a scoprirci viandanti.

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sconfiggere il timore per la pienezza della gioia 3 Guarda il cielo e conta le stelle - via Francigena verso Roma 

Una route di passi e pensieri.

Un ambiente di cammino: la via Francigena che portava i pellegrini a Roma.

Una serie di testimonianze e di esperienze sotto il manto della Bella Signora di Lourdes.

La sequenza di emozioni percorrerà il tratto di Francigena tra Velletri e le porte di Roma, lungo la via Appia Antica, dove si fondono memorie e speranze.

Lo spirito del servizio e la disabilità che si sperimentano nelle vite di chi ha spinto i propri passi fino alla Grotta di Lourdes con indosso un fazzoletto bianco e tutto il proprio bagaglio di paure e di domande.

La route vorrà essere tempo di confronto e cammino, tempo di domande e di silenzi. Sperimenteremo l’essenzialità del viandante e del malato, la bella fatica del camminare leggeri – zaino, equipaggiamento, orientamento -, il piacere misterioso dell’accoglienza semplice e del disarmante potere del sorriso che illuminava la Bella Signora, Bernadette e tutti i malati a cui facciamo servizio a Lourdes e in ogni circostanza.

Ascolto e Silenzio. Preghiera e Dubbio. Domande e…altre domande.

Vuoi venire con noi a scoprire ciò che sta alla base del servizio?

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si mise a camminare sulle acque Si mise a camminare sulle acque – Bracciano (RM)

 Il nostro EPPPI si svolgerà sul Lago di Bracciano e vivremo l avventura di navigare con il dragonboat.

Impareremo che solo coordinandoci e avendo unità di intenzioni potremo concretamente far navigare in una direzione questa grande canoa. L’obiettivo è quello di riscoprire l’essere comunità in cammino con Gesù utilizzando gli strumenti propri della branca per arrivare a vivere l’Eucarestia in modo gioioso e consapevole.

 

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Cari Capi Reparto,
appena appena con un piede nel 2018, ecco alcune importanti informazioni utili al prossimo evento in programma per la Branca E/G regionale, i Campi di Specialità.

Il file che trovate in allegato spiega il sistema dei campi di specialità di quest'anno: non ci troverete nessuno stravolgimento clamoroso ma, grazie alle verifiche degli ultimi anni, qualche intuizione e aggiornamento che crediamo possano migliorare l'offerta dei campi, non solo per i ragazzi che partecipano ma anche per i Maestri di specialità.

Come sempre, vi chiediamo di leggere attentamente le indicazioni fornite per fare dei campi di specialità una proposta adatta al sentiero degli E/G dei vostri reparti.

Buona caccia!

Natale 2017

20 Dicembre 2017

Auguri di un sereno Natale

da Francesca, Francesco e fra Stefano

e il Comitato regionale

 

natale 2017

 

La segreteria rimarrà chiusa durante le feste nei giorni 25 - 26 dicembre e il 1° gennaio 2018.

Unlock a new world, è il motto scelto per questo Jamboree, perché un mondo nuovo è possibile solo se sapremo far crescere giovani capaci di conoscersi, integrarsi, rispettarsi e arricchirsi reciprocamente"

Ecco le prime indiscrezioni sul Jamboree che si terrà in West Virginia nell'estate 2019 a cura di Canada, Messico e Stati Uniti.

Le informazioni attualmente disponibili si possono trovare ai seguenti link:

http://www.agesci.it/2017/11/29/jamboree-2019-si-parte/


http://www.jamboree.it/2019/

Buona caccia!

 

 

“La Parola di Cristo abiti in voi nella sua ricchezza; istruitevi e consigliatevi a vicenda con ogni sapienza”

(Col 3,16)

 

In allegato il verbale e i documenti appovati durante l'assemblea dei Capi del Lazio del 12 novembre 2017.

 

 

 

Cari capi reparto!
Vi comunichiamo le date delle scadenze per la conquista e il rinnovo delle Specialità di Sq.:

-> prima scadenza: 25 febbraio 2018
-> seconda scadenza: 27 maggio 2018
-> terza scadenza, valida anche per i rinnovi: 24 agosto

Stiamo lavorando, come sempre, alle schede e al sistema di raccolta delle relazioni.
A breve condividiamo con i soliti canali tutto il materiale.

In allegato qui trovate il Volantino dei GV 2018, potete usarlo con gli E/G per provocarli a realizzare grandi imprese!

Per un pò di contenuti e di riflessioni sullo strumento Specialità di Sq. alleghiamo anche il Vademecum GV 2018.
Buona caccia.

 

Perché parlarne

Oggi più che mai vi è la necessità di un’attenzione forte alle dinamiche, alle relazioni e alle esigenze della società. Si evidenzia sempre di più il bisogno di stare attenti alla dimensione della coesione sociale e della sussidiarietà, ovvero di tenere insieme il benessere sociale con il benessere personale, non spezzando queste due dimensioni. Crediamo che anche questi pensieri siano alla base di chi sceglie di avere un’esperienza di volontariato e, perché no, di chi sceglie di viverla nella dimensione dello scautismo. Vivere l’avventura educativa tramite lo scautismo è un’esperienza bella e che vale la pena di essere vissuta e sarebbe bello farla vivere al maggior numero di persone possibile. Tanto più in un momento storico come l’attuale, permeato da una grave emergenza educativa.

 

Uno sguardo al passato

Volgendo lo sguardo al passato, attraverso la lettura dei documenti, emerge come il tema dello sviluppo non sia mai stato affrontato in Associazione in maniera analitica e completa dal 1974 ad oggi. Nella stampa associativa si possono ritrovare, infatti, articoli che affrontano singoli aspetti legati alla problematica dello sviluppo, ma per ritrovare una seria, globale e cosciente analisi della stessa bisogna andare indietro fino a documenti ASCI degli anni ’60. È dell’ottobre 1964 una raccolta di esperienze relative ad un “piano di sviluppo cittadino sullo scautismo”. In questo documento si prospetta un progetto per l’apertura di nuovi Gruppi cominciando dall’apertura di “squadriglie aperte”. Si tratta di un piano analitico che da ottobre ad aprile prevede prima il coinvolgimento di capi esperti ma lontani dal servizio, quindi una serie di incontri con genitori, enti pubblici, parrocchie e scuole, la formazione di capi nuovi, la presentazione dell’iniziativa sulla stampa locale e per finire l’apertura delle nuove unità. Sicuramente è un piano datato e forse difficilmente applicabile alla realtà di oggi ma dal quale si può prendere qualcosa di buono, quantomeno, nella sua unitarietà, lo spirito di iniziativa, il coraggio, la progettazione ed il coinvolgimento del territorio, temi che ritornano, però separatamente, in Associazione fino ai giorni nostri.

A Reggio Emilia, nel 1969, l’ASCI organizza un convegno dal titolo “Presupposti, possibilità e condizioni per la penetrazione e lo sviluppo dello scautismo nelle periferie, nelle zone di recente inurbamento e nei piccoli e medi centri italiani”. In questo caso è curioso riscontrare che a distanza di quarant’anni, tra le difficoltà / ostacoli allo sviluppo dello scautismo vi si può ritrovare il turn-over e l’insufficienza dei capi ed il dare troppo peso, nell’apertura dei Gruppi, a fattori tecnici e formali (oggi parleremmo di “burocrazia associativa”) a discapito dei fattori sostanziali; tra gli strumenti da valorizzare, ancora una volta, emerge la cura delle relazioni con il territorio, le istituzioni e le parrocchie.

Tornando all’AGESCI e alle varie riflessioni associative succedutesi fino ad oggi, vanno segnalati alcuni punti che sembrano ritornare di continuo e costituire quindi luoghi, modalità ed atteggiamenti imprescindibili per affrontare la problematica dello sviluppo. Tra le altre appaiono maggiormente importanti la progettualità e la presenza nel territorio intesa come cura delle relazioni con le varie entità territoriali (da quelle istituzionali a quelle ecclesiastiche, da quelle associative a quelle sociali) ma anche come “azione – attivismo politico” (essere più vicini alla gente, prestare più attenzione ai bisogni ed all’emarginazione). In altre parole sembra emergere, un po’ come nell’ASCI del 1964, la necessità di progettare interventi di sviluppo, instaurando relazioni privilegiate con i protagonisti del territorio, per rispondere alle esigenze dei giovani e della società che ci circonda.

Dalla stessa documentazione emerge, però, anche come la suddetta azione di sviluppo rischia di non funzionare se non si tiene conto di uno degli ostacoli più grossi che spesso si incontra, quello dell’”autoreferenzialismo” associativo (di Zona, di Gruppo) cioè quella forte tentazione di vivere solo sulle proprie certezze, guardando a quanto coltivato, difendendo quanto ottenuto, di fatto perdendo quel coraggio e quella lungimiranza che insegniamo ai nostri ragazzi e che costituiscono un ingrediente importante per andare avanti.

 

Quantità o qualità? Una domanda impostata male

La prima affermazione che si ascolta quando si discute di sviluppo è: “siamo interessati alla qualità e non alla quantità”.  Un’affermazione tanto vera quanto indimostrabile, sulla quale potrebbe fondarsi anche un meccanismo di rimozione del problema. È poi vero il contrario? Siamo, cioè, davvero tutti convinti che nella quantità non ci sia spazio anche per la qualità? Lo sarebbe, forse, se le quantità ridotte di adesione ai Gruppi fossero il risultato di una qualche selezione ma tutti sappiamo che per fortuna non è così.

La verità, come spesso capita, ci sfugge nella sua complessità ma dobbiamo prendere atto che l’Associazione deve darsi nuovi progetti, deve dedicarsi maggiormente alla cura del suo sviluppo, anche numerico. La qualità non è data solo dal numero di ragazzi coinvolti o dal comunque centrale rapporto stretto fra educatore e ragazzi, cosa che spinge per la riduzione numerica di questi ultimi. È data anche e soprattutto dal livello di proposta scout che si vive nelle unità, dalla creazione di un ambiente accogliente e stimolante, frutto di una visione aggiornata dei bisogni dei ragazzi. Cosa proponiamo ai nostri giovani? Siamo in grado di creare l’ambiente giusto perché lo scautismo sviluppi tutte le sue potenzialità? Come posso creare l’ambiente giusto? Una prima risposta sta nel cercare di riprendere in mano il modello proposto dal regolamento metodologico e interpretarlo correttamente nella propria specifica realtà: ad esempio, se un reparto non è fondato sulle squadriglie, o tutte le sue attività non sono decise dal consiglio capi, è naturale che l’adolescente cercherà altrove gli stimoli per rispondere alle sue esigenze. Naturalmente, una unità nuova, un gruppo nuovo, necessitano di un percorso e di un progetto che sappiano proporre lo spirito della metodologia di branca alla luce della sfida del “nuovo”, senza però abbassarne il tiro o le ambizioni.

 

Zona e Formazione

Innanzitutto bisogna rendersi conto che lo sviluppo dello scautismo è una realtà dinamica, che richiede azione, coraggio, iniziativa…chi se ne occupa ha il compito di “mettere in moto” questo meraviglioso gioco!  Alla Zona viene chiesto di essere promotrice dello sviluppo associativo sul territorio.

Ciò ovviamente a partire da un’analisi delle esigenze (anche quelle non espresse!), secondo una funzione di ricerca, innovazione e promozione che va al di là della gestione empirica delle occasioni presenti e ricorrenti; il suo compito essenziale in questo ambito specifico è rispondere alle richieste del territorio relative all’educazione dei giovani. La Zona garantisce la “supervisione” evitando di scadere in compromessi che abbassino la qualità della formazione dei capi e dunque offrendo quelle opportunità di formazione permanente necessarie. In questo, riceve dalle strutture superiori un valido sostegno, anche a livello formativo.

E’ nella vita di Zona, specialmente nel Consiglio, che si trattano le problematiche relative al mantenimento dei Gruppi e alle prospettive di sviluppo, con mentalità progettuale. A questo ruolo centrale si dovrebbe arrivare tramite una presa di coscienza da parte di tutti, al fine di valorizzare e auto-valorizzare il Consiglio sui vari aspetti della vita della Zona, con particolare attenzione al sostegno, condividendo costantemente e lealmente le varie situazioni, lavorando in un buon clima fraterno e sereno. Il lavoro su mantenimento e sviluppo è tanto più facile e possibile, quanto più il clima e il lavoro della Zona - e in particolare del Consiglio - è sereno e fruttuoso, anche se le situazioni di emergenza vanno comunque affrontate e risolte con chiarezza e lealtà. Il passo successivo all’analisi è poi la proposta concreta (fatta di obiettivi, strumenti, indicatori di verifica…), che viene fissata nelle sue linee fondanti in modo da rispondere in maniera flessibile alle singole esperienze particolari.

La Zona promuove la formazione istituzionale in accordo con la Regione, sostiene le Co.Ca. e gli adulti in formazione, per supportare in tempo eventuali difficoltà che possano presentarsi. Essa deve proporsi (forse prima che promotrice delle azioni di sviluppo) come “officina” delle idee legate allo sviluppo, riassumibili nella “mentalità dell’apertura”: leggere e farsi interrogare dalle esigenze educative del territorio, e poi possibilmente rispondere a queste esigenze con una proposta educativa credibile, sostenibile, costruttiva, solida…in una parola…bella! In questo, come già detto, è essenziale che in Zona si respiri aria fresca di collaborazione, visto che in fondo stiamo parlando essenzialmente di un grande gioco di squadra!

Siamo in un tempo in cui è necessario investire sul tema dello sviluppo da parte di ogni Zona: investimento sull’incaricato e sulla pattuglia sviluppo, ma anche investimento di risorse economiche, ove necessarie e possibili, per favorire il mantenimento e l’apertura di nuove realtà scout.

 

Comunità Capi e Formazione

La Co.Ca., luogo-perno su cui poggia tutta l’Associazione, ha il difficile compito di offrire stimoli e sostegno ai suoi capi per poterli far crescere nella fede, nella competenza e nella consapevolezza di essere figure di riferimento, testimoni di scelte e valori per i ragazzi che verranno loro affidati.

È necessario che nei Gruppi cresca una cultura ancora più forte di appartenenza associativa, una cultura di lavoro in rete con gli altri Gruppi, una visione di progetto di sviluppo che può trovare realizzazione soltanto a livello di Zona.  Inoltre, la prima azione verso l’apertura di un nuovo Gruppo è la formazione degli adulti che scelgono di coinvolgersi nell’avventura e questa formazione parte e si spende nel servizio concretamente prestato! Infine il Gruppo vive il mandato associativo della risposta ai bisogni educativi del territorio, risposta di cui il P.E.G. è lo strumento fondamentale.

La Co.Ca. vive la sua ordinaria vita di comunità, accogliendo fraternamente gli adulti in formazione e rendendoli consapevoli di quello che vivono, nell’ottica di una loro crescita vocazionale, quindi personale, oltre che di servizio; negli staff li coinvolge nel servizio educativo in maniera attiva e graduale. Si dispone in un atteggiamento di apertura e accoglienza fraterna, lasciandosi mettere in discussione anche, se necessario, dalle nuove “sfide” che il nostro mandato di capi scout pone continuamente sulla nostra strada.

Siamo sicuramente consapevoli, in virtù del nostro ruolo educativo, di quanto sia importante il “clima” nella relazione umana. Questo vale ancor più in un’azione associativa, dove è fondamentale il camminare insieme verso una meta comune. Se nelle nostre Co.Ca. o nelle nostre Zone non siamo chiamati ad essere tutti “amici del cuore”, siamo però fortemente sollecitati a costruire insieme qualcosa di bello e utile per e con i nostri ragazzi in questo nostro mondo. Ascolto, accoglienza, umiltà, azione costruttiva, correzione fraterna, apertura al cambiamento, serenità negli atteggiamenti e nelle intenzioni (sempre e comunque educative!), sana ma non troppo robusta competizione sono allora quelle “sfide” che si presentano agli attori coinvolti nello sviluppo associativo, a qualunque livello.

 

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Essere attori dello sviluppo associativo, ognuno secondo il proprio ruolo, ci porta a uscire da noi e a immergerci nel mondo, forti della felicità di aver scoperto (e di voler condividere) che “nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…”.

  

Dino Nencetti

Coordinatore Commissione nazionale Sviluppo

 

 

Bibliografia

AGESCI Sicilia Le buone prassi Sicilia, 2015

AGESCI Lazio Linee Guida La cultura dello sviluppo, gennaio 2013

AGESCI Progetto Nazionale 2012-2016 – Sentinelle di positività

AGESCI Lombardia, Linee Guida – Vademecum Sviluppo, giugno 2009

AGESCI Documento per il Consiglio Generale 2006 della Commissione Sviluppo

 

 

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Mantenimento, sviluppo & formazione

Perché parlarne

Oggi più che mai vi è la necessità di un’attenzione forte alle dinamiche, alle relazioni e alle esigenze della società. Si evidenzia sempre di più il bisogno di stare attenti alla dimensione della coesione sociale e della sussidiarietà, ovvero di tenere insieme il benessere sociale con il benessere personale, non spezzando queste due dimensioni. Crediamo che anche questi pensieri siano alla base di chi sceglie di avere un’esperienza di volontariato e, perché no, di chi sceglie di viverla nella dimensione dello scautismo. Vivere l’avventura educativa tramite lo scautismo è un’esperienza bella e che vale la pena di essere vissuta e sarebbe bello farla vivere al maggior numero di persone possibile. Tanto più in un momento storico come l’attuale, permeato da una grave emergenza educativa.

 

Uno sguardo al passato

Volgendo lo sguardo al passato, attraverso la lettura dei documenti, emerge come il tema dello sviluppo non sia mai stato affrontato in Associazione in maniera analitica e completa dal 1974 ad oggi. Nella stampa associativa si possono ritrovare, infatti, articoli che affrontano singoli aspetti legati alla problematica dello sviluppo, ma per ritrovare una seria, globale e cosciente analisi della stessa bisogna andare indietro fino a documenti ASCI degli anni ’60. È dell’ottobre 1964 una raccolta di esperienze relative ad un “piano di sviluppo cittadino sullo scautismo”. In questo documento si prospetta un progetto per l’apertura di nuovi Gruppi cominciando dall’apertura di “squadriglie aperte”. Si tratta di un piano analitico che da ottobre ad aprile prevede prima il coinvolgimento di capi esperti ma lontani dal servizio, quindi una serie di incontri con genitori, enti pubblici, parrocchie e scuole, la formazione di capi nuovi, la presentazione dell’iniziativa sulla stampa locale e per finire l’apertura delle nuove unità. Sicuramente è un piano datato e forse difficilmente applicabile alla realtà di oggi ma dal quale si può prendere qualcosa di buono, quantomeno, nella sua unitarietà, lo spirito di iniziativa, il coraggio, la progettazione ed il coinvolgimento del territorio, temi che ritornano, però separatamente, in Associazione fino ai giorni nostri.

 

A Reggio Emilia, nel 1969, l’ASCI organizza un convegno dal titolo “Presupposti, possibilità e condizioni per la penetrazione e lo sviluppo dello scautismo nelle periferie, nelle zone di recente inurbamento e nei piccoli e medi centri italiani”. In questo caso è curioso riscontrare che a distanza di quarant’anni, tra le difficoltà / ostacoli allo sviluppo dello scautismo vi si può ritrovare il turn-over e l’insufficienza dei capi ed il dare troppo peso, nell’apertura dei Gruppi, a fattori tecnici e formali (oggi parleremmo di “burocrazia associativa”) a discapito dei fattori sostanziali; tra gli strumenti da valorizzare, ancora una volta, emerge la cura delle relazioni con il territorio, le istituzioni e le parrocchie.

 

Tornando all’AGESCI e alle varie riflessioni associative succedutesi fino ad oggi, vanno segnalati alcuni punti che sembrano ritornare di continuo e costituire quindi luoghi, modalità ed atteggiamenti imprescindibili per affrontare la problematica dello sviluppo. Tra le altre appaiono maggiormente importanti la progettualità e la presenza nel territorio intesa come cura delle relazioni con le varie entità territoriali (da quelle istituzionali a quelle ecclesiastiche, da quelle associative a quelle sociali) ma anche come “azione – attivismo politico” (essere più vicini alla gente, prestare più attenzione ai bisogni ed all’emarginazione). In altre parole sembra emergere, un po’ come nell’ASCI del 1964, la necessità di progettare interventi di sviluppo, instaurando relazioni privilegiate con i protagonisti del territorio, per rispondere alle esigenze dei giovani e della società che ci circonda.

 

Dalla stessa documentazione emerge, però, anche come la suddetta azione di sviluppo rischia di non funzionare se non si tiene conto di uno degli ostacoli più grossi che spesso si incontra, quello dell’”autoreferenzialismo” associativo (di Zona, di Gruppo) cioè quella forte tentazione di vivere solo sulle proprie certezze, guardando a quanto coltivato, difendendo quanto ottenuto, di fatto perdendo quel coraggio e quella lungimiranza che insegniamo ai nostri ragazzi e che costituiscono un ingrediente importante per andare avanti.

Quantità o qualità? Una domanda impostata male

La prima affermazione che si ascolta quando si discute di sviluppo è: “siamo interessati alla qualità e non alla quantità”.  Un’affermazione tanto vera quanto indimostrabile, sulla quale potrebbe fondarsi anche un meccanismo di rimozione del problema. È poi vero il contrario? Siamo, cioè, davvero tutti convinti che nella quantità non ci sia spazio anche per la qualità? Lo sarebbe, forse, se le quantità ridotte di adesione ai Gruppi fossero il risultato di una qualche selezione ma tutti sappiamo che per fortuna non è così.

 

La verità, come spesso capita, ci sfugge nella sua complessità ma dobbiamo prendere atto che l’Associazione deve darsi nuovi progetti, deve dedicarsi maggiormente alla cura del suo sviluppo, anche numerico. La qualità non è data solo dal numero di ragazzi coinvolti o dal comunque centrale rapporto stretto fra educatore e ragazzi, cosa che spinge per la riduzione numerica di questi ultimi. È data anche e soprattutto dal livello di proposta scout che si vive nelle unità, dalla creazione di un ambiente accogliente e stimolante, frutto di una visione aggiornata dei bisogni dei ragazzi. Cosa proponiamo ai nostri giovani? Siamo in grado di creare l’ambiente giusto perché lo scautismo sviluppi tutte le sue potenzialità? Come posso creare l’ambiente giusto? Una prima risposta sta nel cercare di riprendere in mano il modello proposto dal regolamento metodologico e interpretarlo correttamente nella propria specifica realtà: ad esempio, se un reparto non è fondato sulle squadriglie, o tutte le sue attività non sono decise dal consiglio capi, è naturale che l’adolescente cercherà altrove gli stimoli per rispondere alle sue esigenze. Naturalmente, una unità nuova, un gruppo nuovo, necessitano di un percorso e di un progetto che sappiano proporre lo spirito della metodologia di branca alla luce della sfida del “nuovo”, senza però abbassarne il tiro o le ambizioni.

Zona e Formazione

Innanzitutto bisogna rendersi conto che lo sviluppo dello scautismo è una realtà dinamica, che richiede azione, coraggio, iniziativa…chi se ne occupa ha il compito di “mettere in moto” questo meraviglioso gioco!  Alla Zona viene chiesto di essere promotrice dello sviluppo associativo sul territorio.

Ciò ovviamente a partire da un’analisi delle esigenze (anche quelle non espresse!), secondo una funzione di ricerca, innovazione e promozione che va al di là della gestione empirica delle occasioni presenti e ricorrenti; il suo compito essenziale in questo ambito specifico è rispondere alle richieste del territorio relative all’educazione dei giovani. La Zona garantisce la “supervisione” evitando di scadere in compromessi che abbassino la qualità della formazione dei capi e dunque offrendo quelle opportunità di formazione permanente necessarie. In questo, riceve dalle strutture superiori un valido sostegno, anche a livello formativo.

 

E’ nella vita di Zona, specialmente nel Consiglio, che si trattano le problematiche relative al mantenimento dei Gruppi e alle prospettive di sviluppo, con mentalità progettuale. A questo ruolo centrale si dovrebbe arrivare tramite una presa di coscienza da parte di tutti, al fine di valorizzare e auto-valorizzare il Consiglio sui vari aspetti della vita della Zona, con particolare attenzione al sostegno, condividendo costantemente e lealmente le varie situazioni, lavorando in un buon clima fraterno e sereno. Il lavoro su mantenimento e sviluppo è tanto più facile e possibile, quanto più il clima e il lavoro della Zona - e in particolare del Consiglio - è sereno e fruttuoso, anche se le situazioni di emergenza vanno comunque affrontate e risolte con chiarezza e lealtà. Il passo successivo all’analisi è poi la proposta concreta (fatta di obiettivi, strumenti, indicatori di verifica…), che viene fissata nelle sue linee fondanti in modo da rispondere in maniera flessibile alle singole esperienze particolari.

 

La Zona promuove la formazione istituzionale in accordo con la Regione, sostiene le Co.Ca. e gli adulti in formazione, per supportare in tempo eventuali difficoltà che possano presentarsi. Essa deve proporsi (forse prima che promotrice delle azioni di sviluppo) come “officina” delle idee legate allo sviluppo, riassumibili nella “mentalità dell’apertura”: leggere e farsi interrogare dalle esigenze educative del territorio, e poi possibilmente rispondere a queste esigenze con una proposta educativa credibile, sostenibile, costruttiva, solida…in una parola…bella! In questo, come già detto, è essenziale che in Zona si respiri aria fresca di collaborazione, visto che in fondo stiamo parlando essenzialmente di un grande gioco di squadra!

 

Siamo in un tempo in cui è necessario investire sul tema dello sviluppo da parte di ogni Zona: investimento sull’incaricato e sulla pattuglia sviluppo, ma anche investimento di risorse economiche, ove necessarie e possibili, per favorire il mantenimento e l’apertura di nuove realtà scout.

Comunità Capi e Formazione

La Co.Ca., luogo-perno su cui poggia tutta l’Associazione, ha il difficile compito di offrire stimoli e sostegno ai suoi capi per poterli far crescere nella fede, nella competenza e nella consapevolezza di essere figure di riferimento, testimoni di scelte e valori per i ragazzi che verranno loro affidati.

 

È necessario che nei Gruppi cresca una cultura ancora più forte di appartenenza associativa, una cultura di lavoro in rete con gli altri Gruppi, una visione di progetto di sviluppo che può trovare realizzazione soltanto a livello di Zona.  Inoltre, la prima azione verso l’apertura di un nuovo Gruppo è la formazione degli adulti che scelgono di coinvolgersi nell’avventura e questa formazione parte e si spende nel servizio concretamente prestato! Infine il Gruppo vive il mandato associativo della risposta ai bisogni educativi del territorio, risposta di cui il P.E.G. è lo strumento fondamentale.

La Co.Ca. vive la sua ordinaria vita di comunità, accogliendo fraternamente gli adulti in formazione e rendendoli consapevoli di quello che vivono, nell’ottica di una loro crescita vocazionale, quindi personale, oltre che di servizio; negli staff li coinvolge nel servizio educativo in maniera attiva e graduale. Si dispone in un atteggiamento di apertura e accoglienza fraterna, lasciandosi mettere in discussione anche, se necessario, dalle nuove “sfide” che il nostro mandato di capi scout pone continuamente sulla nostra strada.

Siamo sicuramente consapevoli, in virtù del nostro ruolo educativo, di quanto sia importante il “clima” nella relazione umana. Questo vale ancor più in un’azione associativa, dove è fondamentale il camminare insieme verso una meta comune. Se nelle nostre Co.Ca. o nelle nostre Zone non siamo chiamati ad essere tutti “amici del cuore”, siamo però fortemente sollecitati a costruire insieme qualcosa di bello e utile per e con i nostri ragazzi in questo nostro mondo. Ascolto, accoglienza, umiltà, azione costruttiva, correzione fraterna, apertura al cambiamento, serenità negli atteggiamenti e nelle intenzioni (sempre e comunque educative!), sana ma non troppo robusta competizione sono allora quelle “sfide” che si presentano agli attori coinvolti nello sviluppo associativo, a qualunque livello.

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Essere attori dello sviluppo associativo, ognuno secondo il proprio ruolo, ci porta a uscire da noi e a immergerci nel mondo, forti della felicità di aver scoperto (e di voler condividere) che “nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…”.

Dino Nencetti

Coordinatore Commissione nazionale Sviluppo

Bibliografia

AGESCI Sicilia Le buone prassi Sicilia, 2015

AGESCI Lazio Linee Guida La cultura dello sviluppo, gennaio 2013

AGESCI Progetto Nazionale 2012-2016 – Sentinelle di positività

AGESCI Lombardia, Linee Guida – Vademecum Sviluppo, giugno 2009

AGESCI Documento per il Consiglio Generale 2006 della Commissione Sviluppo

 

 

Con gioia apprendiamo la notizia della nomina di monsignor Angelo De Donatis a vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma.

A mons. De Donatis rivolgiamo, a nome nostro e per conto di tutti i Capi e i soci AGESCI di Roma e del Lazio, un caloroso benvenuto e l'augurio di un servizio gioioso e coraggioso.

Al Cardinale Vallini va il nostro sincero ringraziamento per quanto svolto e testimoniato in questi anni.

 

Francesca Orlandi, Francesco Scoppola, Fra Stefano Lovato ofm

Responsabili Regionali e Assistente Ecclesiastico AGESCI Lazio

Giovedì 26 ottobre in sede regionale (20/22.30)

 

Attraverso un semplice gioco di carte ci interrogheremo, in maniera non superficiale, su episodi che riguardano il nostro servizio di capi. Parleremo di rischio consentito, colpa, assicurazione, liberatorie e molte altre tematiche centrali nell'analisi della responsabilità giuridica dell'educatore scout.

La nostra proposta educativa è oggettivamente pericolosa e solo conoscendola possiamo progettare al meglio le nostre attività senza rinunciare a viverla a pieno.

VIENI A GIOCARE CON NOI. PORTA TUTTI I TUOI DUBBI E RICEVERAI UNA COPIA DEL GIOCO PER POTERLO GIOCARE CON LA TUA COMUNITA' CAPI.

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