Il cammino verso il Roverway 2018

prenderà vita dalle strade dei vostri territori per giungere, sfida dopo sfida, sulle rive del Mare del Nord lunedì 23 luglio 2018.

Le iscrizioni apriranno il 2 Ottobre 2017

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Perché parlarne

Oggi più che mai vi è la necessità di un’attenzione forte alle dinamiche, alle relazioni e alle esigenze della società. Si evidenzia sempre di più il bisogno di stare attenti alla dimensione della coesione sociale e della sussidiarietà, ovvero di tenere insieme il benessere sociale con il benessere personale, non spezzando queste due dimensioni. Crediamo che anche questi pensieri siano alla base di chi sceglie di avere un’esperienza di volontariato e, perché no, di chi sceglie di viverla nella dimensione dello scautismo. Vivere l’avventura educativa tramite lo scautismo è un’esperienza bella e che vale la pena di essere vissuta e sarebbe bello farla vivere al maggior numero di persone possibile. Tanto più in un momento storico come l’attuale, permeato da una grave emergenza educativa.

 

Uno sguardo al passato

Volgendo lo sguardo al passato, attraverso la lettura dei documenti, emerge come il tema dello sviluppo non sia mai stato affrontato in Associazione in maniera analitica e completa dal 1974 ad oggi. Nella stampa associativa si possono ritrovare, infatti, articoli che affrontano singoli aspetti legati alla problematica dello sviluppo, ma per ritrovare una seria, globale e cosciente analisi della stessa bisogna andare indietro fino a documenti ASCI degli anni ’60. È dell’ottobre 1964 una raccolta di esperienze relative ad un “piano di sviluppo cittadino sullo scautismo”. In questo documento si prospetta un progetto per l’apertura di nuovi Gruppi cominciando dall’apertura di “squadriglie aperte”. Si tratta di un piano analitico che da ottobre ad aprile prevede prima il coinvolgimento di capi esperti ma lontani dal servizio, quindi una serie di incontri con genitori, enti pubblici, parrocchie e scuole, la formazione di capi nuovi, la presentazione dell’iniziativa sulla stampa locale e per finire l’apertura delle nuove unità. Sicuramente è un piano datato e forse difficilmente applicabile alla realtà di oggi ma dal quale si può prendere qualcosa di buono, quantomeno, nella sua unitarietà, lo spirito di iniziativa, il coraggio, la progettazione ed il coinvolgimento del territorio, temi che ritornano, però separatamente, in Associazione fino ai giorni nostri.

A Reggio Emilia, nel 1969, l’ASCI organizza un convegno dal titolo “Presupposti, possibilità e condizioni per la penetrazione e lo sviluppo dello scautismo nelle periferie, nelle zone di recente inurbamento e nei piccoli e medi centri italiani”. In questo caso è curioso riscontrare che a distanza di quarant’anni, tra le difficoltà / ostacoli allo sviluppo dello scautismo vi si può ritrovare il turn-over e l’insufficienza dei capi ed il dare troppo peso, nell’apertura dei Gruppi, a fattori tecnici e formali (oggi parleremmo di “burocrazia associativa”) a discapito dei fattori sostanziali; tra gli strumenti da valorizzare, ancora una volta, emerge la cura delle relazioni con il territorio, le istituzioni e le parrocchie.

Tornando all’AGESCI e alle varie riflessioni associative succedutesi fino ad oggi, vanno segnalati alcuni punti che sembrano ritornare di continuo e costituire quindi luoghi, modalità ed atteggiamenti imprescindibili per affrontare la problematica dello sviluppo. Tra le altre appaiono maggiormente importanti la progettualità e la presenza nel territorio intesa come cura delle relazioni con le varie entità territoriali (da quelle istituzionali a quelle ecclesiastiche, da quelle associative a quelle sociali) ma anche come “azione – attivismo politico” (essere più vicini alla gente, prestare più attenzione ai bisogni ed all’emarginazione). In altre parole sembra emergere, un po’ come nell’ASCI del 1964, la necessità di progettare interventi di sviluppo, instaurando relazioni privilegiate con i protagonisti del territorio, per rispondere alle esigenze dei giovani e della società che ci circonda.

Dalla stessa documentazione emerge, però, anche come la suddetta azione di sviluppo rischia di non funzionare se non si tiene conto di uno degli ostacoli più grossi che spesso si incontra, quello dell’”autoreferenzialismo” associativo (di Zona, di Gruppo) cioè quella forte tentazione di vivere solo sulle proprie certezze, guardando a quanto coltivato, difendendo quanto ottenuto, di fatto perdendo quel coraggio e quella lungimiranza che insegniamo ai nostri ragazzi e che costituiscono un ingrediente importante per andare avanti.

 

Quantità o qualità? Una domanda impostata male

La prima affermazione che si ascolta quando si discute di sviluppo è: “siamo interessati alla qualità e non alla quantità”.  Un’affermazione tanto vera quanto indimostrabile, sulla quale potrebbe fondarsi anche un meccanismo di rimozione del problema. È poi vero il contrario? Siamo, cioè, davvero tutti convinti che nella quantità non ci sia spazio anche per la qualità? Lo sarebbe, forse, se le quantità ridotte di adesione ai Gruppi fossero il risultato di una qualche selezione ma tutti sappiamo che per fortuna non è così.

La verità, come spesso capita, ci sfugge nella sua complessità ma dobbiamo prendere atto che l’Associazione deve darsi nuovi progetti, deve dedicarsi maggiormente alla cura del suo sviluppo, anche numerico. La qualità non è data solo dal numero di ragazzi coinvolti o dal comunque centrale rapporto stretto fra educatore e ragazzi, cosa che spinge per la riduzione numerica di questi ultimi. È data anche e soprattutto dal livello di proposta scout che si vive nelle unità, dalla creazione di un ambiente accogliente e stimolante, frutto di una visione aggiornata dei bisogni dei ragazzi. Cosa proponiamo ai nostri giovani? Siamo in grado di creare l’ambiente giusto perché lo scautismo sviluppi tutte le sue potenzialità? Come posso creare l’ambiente giusto? Una prima risposta sta nel cercare di riprendere in mano il modello proposto dal regolamento metodologico e interpretarlo correttamente nella propria specifica realtà: ad esempio, se un reparto non è fondato sulle squadriglie, o tutte le sue attività non sono decise dal consiglio capi, è naturale che l’adolescente cercherà altrove gli stimoli per rispondere alle sue esigenze. Naturalmente, una unità nuova, un gruppo nuovo, necessitano di un percorso e di un progetto che sappiano proporre lo spirito della metodologia di branca alla luce della sfida del “nuovo”, senza però abbassarne il tiro o le ambizioni.

 

Zona e Formazione

Innanzitutto bisogna rendersi conto che lo sviluppo dello scautismo è una realtà dinamica, che richiede azione, coraggio, iniziativa…chi se ne occupa ha il compito di “mettere in moto” questo meraviglioso gioco!  Alla Zona viene chiesto di essere promotrice dello sviluppo associativo sul territorio.

Ciò ovviamente a partire da un’analisi delle esigenze (anche quelle non espresse!), secondo una funzione di ricerca, innovazione e promozione che va al di là della gestione empirica delle occasioni presenti e ricorrenti; il suo compito essenziale in questo ambito specifico è rispondere alle richieste del territorio relative all’educazione dei giovani. La Zona garantisce la “supervisione” evitando di scadere in compromessi che abbassino la qualità della formazione dei capi e dunque offrendo quelle opportunità di formazione permanente necessarie. In questo, riceve dalle strutture superiori un valido sostegno, anche a livello formativo.

E’ nella vita di Zona, specialmente nel Consiglio, che si trattano le problematiche relative al mantenimento dei Gruppi e alle prospettive di sviluppo, con mentalità progettuale. A questo ruolo centrale si dovrebbe arrivare tramite una presa di coscienza da parte di tutti, al fine di valorizzare e auto-valorizzare il Consiglio sui vari aspetti della vita della Zona, con particolare attenzione al sostegno, condividendo costantemente e lealmente le varie situazioni, lavorando in un buon clima fraterno e sereno. Il lavoro su mantenimento e sviluppo è tanto più facile e possibile, quanto più il clima e il lavoro della Zona - e in particolare del Consiglio - è sereno e fruttuoso, anche se le situazioni di emergenza vanno comunque affrontate e risolte con chiarezza e lealtà. Il passo successivo all’analisi è poi la proposta concreta (fatta di obiettivi, strumenti, indicatori di verifica…), che viene fissata nelle sue linee fondanti in modo da rispondere in maniera flessibile alle singole esperienze particolari.

La Zona promuove la formazione istituzionale in accordo con la Regione, sostiene le Co.Ca. e gli adulti in formazione, per supportare in tempo eventuali difficoltà che possano presentarsi. Essa deve proporsi (forse prima che promotrice delle azioni di sviluppo) come “officina” delle idee legate allo sviluppo, riassumibili nella “mentalità dell’apertura”: leggere e farsi interrogare dalle esigenze educative del territorio, e poi possibilmente rispondere a queste esigenze con una proposta educativa credibile, sostenibile, costruttiva, solida…in una parola…bella! In questo, come già detto, è essenziale che in Zona si respiri aria fresca di collaborazione, visto che in fondo stiamo parlando essenzialmente di un grande gioco di squadra!

Siamo in un tempo in cui è necessario investire sul tema dello sviluppo da parte di ogni Zona: investimento sull’incaricato e sulla pattuglia sviluppo, ma anche investimento di risorse economiche, ove necessarie e possibili, per favorire il mantenimento e l’apertura di nuove realtà scout.

 

Comunità Capi e Formazione

La Co.Ca., luogo-perno su cui poggia tutta l’Associazione, ha il difficile compito di offrire stimoli e sostegno ai suoi capi per poterli far crescere nella fede, nella competenza e nella consapevolezza di essere figure di riferimento, testimoni di scelte e valori per i ragazzi che verranno loro affidati.

È necessario che nei Gruppi cresca una cultura ancora più forte di appartenenza associativa, una cultura di lavoro in rete con gli altri Gruppi, una visione di progetto di sviluppo che può trovare realizzazione soltanto a livello di Zona.  Inoltre, la prima azione verso l’apertura di un nuovo Gruppo è la formazione degli adulti che scelgono di coinvolgersi nell’avventura e questa formazione parte e si spende nel servizio concretamente prestato! Infine il Gruppo vive il mandato associativo della risposta ai bisogni educativi del territorio, risposta di cui il P.E.G. è lo strumento fondamentale.

La Co.Ca. vive la sua ordinaria vita di comunità, accogliendo fraternamente gli adulti in formazione e rendendoli consapevoli di quello che vivono, nell’ottica di una loro crescita vocazionale, quindi personale, oltre che di servizio; negli staff li coinvolge nel servizio educativo in maniera attiva e graduale. Si dispone in un atteggiamento di apertura e accoglienza fraterna, lasciandosi mettere in discussione anche, se necessario, dalle nuove “sfide” che il nostro mandato di capi scout pone continuamente sulla nostra strada.

Siamo sicuramente consapevoli, in virtù del nostro ruolo educativo, di quanto sia importante il “clima” nella relazione umana. Questo vale ancor più in un’azione associativa, dove è fondamentale il camminare insieme verso una meta comune. Se nelle nostre Co.Ca. o nelle nostre Zone non siamo chiamati ad essere tutti “amici del cuore”, siamo però fortemente sollecitati a costruire insieme qualcosa di bello e utile per e con i nostri ragazzi in questo nostro mondo. Ascolto, accoglienza, umiltà, azione costruttiva, correzione fraterna, apertura al cambiamento, serenità negli atteggiamenti e nelle intenzioni (sempre e comunque educative!), sana ma non troppo robusta competizione sono allora quelle “sfide” che si presentano agli attori coinvolti nello sviluppo associativo, a qualunque livello.

 

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Essere attori dello sviluppo associativo, ognuno secondo il proprio ruolo, ci porta a uscire da noi e a immergerci nel mondo, forti della felicità di aver scoperto (e di voler condividere) che “nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…”.

  

Dino Nencetti

Coordinatore Commissione nazionale Sviluppo

 

 

Bibliografia

AGESCI Sicilia Le buone prassi Sicilia, 2015

AGESCI Lazio Linee Guida La cultura dello sviluppo, gennaio 2013

AGESCI Progetto Nazionale 2012-2016 – Sentinelle di positività

AGESCI Lombardia, Linee Guida – Vademecum Sviluppo, giugno 2009

AGESCI Documento per il Consiglio Generale 2006 della Commissione Sviluppo

 

 

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Mantenimento, sviluppo & formazione

Perché parlarne

Oggi più che mai vi è la necessità di un’attenzione forte alle dinamiche, alle relazioni e alle esigenze della società. Si evidenzia sempre di più il bisogno di stare attenti alla dimensione della coesione sociale e della sussidiarietà, ovvero di tenere insieme il benessere sociale con il benessere personale, non spezzando queste due dimensioni. Crediamo che anche questi pensieri siano alla base di chi sceglie di avere un’esperienza di volontariato e, perché no, di chi sceglie di viverla nella dimensione dello scautismo. Vivere l’avventura educativa tramite lo scautismo è un’esperienza bella e che vale la pena di essere vissuta e sarebbe bello farla vivere al maggior numero di persone possibile. Tanto più in un momento storico come l’attuale, permeato da una grave emergenza educativa.

 

Uno sguardo al passato

Volgendo lo sguardo al passato, attraverso la lettura dei documenti, emerge come il tema dello sviluppo non sia mai stato affrontato in Associazione in maniera analitica e completa dal 1974 ad oggi. Nella stampa associativa si possono ritrovare, infatti, articoli che affrontano singoli aspetti legati alla problematica dello sviluppo, ma per ritrovare una seria, globale e cosciente analisi della stessa bisogna andare indietro fino a documenti ASCI degli anni ’60. È dell’ottobre 1964 una raccolta di esperienze relative ad un “piano di sviluppo cittadino sullo scautismo”. In questo documento si prospetta un progetto per l’apertura di nuovi Gruppi cominciando dall’apertura di “squadriglie aperte”. Si tratta di un piano analitico che da ottobre ad aprile prevede prima il coinvolgimento di capi esperti ma lontani dal servizio, quindi una serie di incontri con genitori, enti pubblici, parrocchie e scuole, la formazione di capi nuovi, la presentazione dell’iniziativa sulla stampa locale e per finire l’apertura delle nuove unità. Sicuramente è un piano datato e forse difficilmente applicabile alla realtà di oggi ma dal quale si può prendere qualcosa di buono, quantomeno, nella sua unitarietà, lo spirito di iniziativa, il coraggio, la progettazione ed il coinvolgimento del territorio, temi che ritornano, però separatamente, in Associazione fino ai giorni nostri.

 

A Reggio Emilia, nel 1969, l’ASCI organizza un convegno dal titolo “Presupposti, possibilità e condizioni per la penetrazione e lo sviluppo dello scautismo nelle periferie, nelle zone di recente inurbamento e nei piccoli e medi centri italiani”. In questo caso è curioso riscontrare che a distanza di quarant’anni, tra le difficoltà / ostacoli allo sviluppo dello scautismo vi si può ritrovare il turn-over e l’insufficienza dei capi ed il dare troppo peso, nell’apertura dei Gruppi, a fattori tecnici e formali (oggi parleremmo di “burocrazia associativa”) a discapito dei fattori sostanziali; tra gli strumenti da valorizzare, ancora una volta, emerge la cura delle relazioni con il territorio, le istituzioni e le parrocchie.

 

Tornando all’AGESCI e alle varie riflessioni associative succedutesi fino ad oggi, vanno segnalati alcuni punti che sembrano ritornare di continuo e costituire quindi luoghi, modalità ed atteggiamenti imprescindibili per affrontare la problematica dello sviluppo. Tra le altre appaiono maggiormente importanti la progettualità e la presenza nel territorio intesa come cura delle relazioni con le varie entità territoriali (da quelle istituzionali a quelle ecclesiastiche, da quelle associative a quelle sociali) ma anche come “azione – attivismo politico” (essere più vicini alla gente, prestare più attenzione ai bisogni ed all’emarginazione). In altre parole sembra emergere, un po’ come nell’ASCI del 1964, la necessità di progettare interventi di sviluppo, instaurando relazioni privilegiate con i protagonisti del territorio, per rispondere alle esigenze dei giovani e della società che ci circonda.

 

Dalla stessa documentazione emerge, però, anche come la suddetta azione di sviluppo rischia di non funzionare se non si tiene conto di uno degli ostacoli più grossi che spesso si incontra, quello dell’”autoreferenzialismo” associativo (di Zona, di Gruppo) cioè quella forte tentazione di vivere solo sulle proprie certezze, guardando a quanto coltivato, difendendo quanto ottenuto, di fatto perdendo quel coraggio e quella lungimiranza che insegniamo ai nostri ragazzi e che costituiscono un ingrediente importante per andare avanti.

Quantità o qualità? Una domanda impostata male

La prima affermazione che si ascolta quando si discute di sviluppo è: “siamo interessati alla qualità e non alla quantità”.  Un’affermazione tanto vera quanto indimostrabile, sulla quale potrebbe fondarsi anche un meccanismo di rimozione del problema. È poi vero il contrario? Siamo, cioè, davvero tutti convinti che nella quantità non ci sia spazio anche per la qualità? Lo sarebbe, forse, se le quantità ridotte di adesione ai Gruppi fossero il risultato di una qualche selezione ma tutti sappiamo che per fortuna non è così.

 

La verità, come spesso capita, ci sfugge nella sua complessità ma dobbiamo prendere atto che l’Associazione deve darsi nuovi progetti, deve dedicarsi maggiormente alla cura del suo sviluppo, anche numerico. La qualità non è data solo dal numero di ragazzi coinvolti o dal comunque centrale rapporto stretto fra educatore e ragazzi, cosa che spinge per la riduzione numerica di questi ultimi. È data anche e soprattutto dal livello di proposta scout che si vive nelle unità, dalla creazione di un ambiente accogliente e stimolante, frutto di una visione aggiornata dei bisogni dei ragazzi. Cosa proponiamo ai nostri giovani? Siamo in grado di creare l’ambiente giusto perché lo scautismo sviluppi tutte le sue potenzialità? Come posso creare l’ambiente giusto? Una prima risposta sta nel cercare di riprendere in mano il modello proposto dal regolamento metodologico e interpretarlo correttamente nella propria specifica realtà: ad esempio, se un reparto non è fondato sulle squadriglie, o tutte le sue attività non sono decise dal consiglio capi, è naturale che l’adolescente cercherà altrove gli stimoli per rispondere alle sue esigenze. Naturalmente, una unità nuova, un gruppo nuovo, necessitano di un percorso e di un progetto che sappiano proporre lo spirito della metodologia di branca alla luce della sfida del “nuovo”, senza però abbassarne il tiro o le ambizioni.

Zona e Formazione

Innanzitutto bisogna rendersi conto che lo sviluppo dello scautismo è una realtà dinamica, che richiede azione, coraggio, iniziativa…chi se ne occupa ha il compito di “mettere in moto” questo meraviglioso gioco!  Alla Zona viene chiesto di essere promotrice dello sviluppo associativo sul territorio.

Ciò ovviamente a partire da un’analisi delle esigenze (anche quelle non espresse!), secondo una funzione di ricerca, innovazione e promozione che va al di là della gestione empirica delle occasioni presenti e ricorrenti; il suo compito essenziale in questo ambito specifico è rispondere alle richieste del territorio relative all’educazione dei giovani. La Zona garantisce la “supervisione” evitando di scadere in compromessi che abbassino la qualità della formazione dei capi e dunque offrendo quelle opportunità di formazione permanente necessarie. In questo, riceve dalle strutture superiori un valido sostegno, anche a livello formativo.

 

E’ nella vita di Zona, specialmente nel Consiglio, che si trattano le problematiche relative al mantenimento dei Gruppi e alle prospettive di sviluppo, con mentalità progettuale. A questo ruolo centrale si dovrebbe arrivare tramite una presa di coscienza da parte di tutti, al fine di valorizzare e auto-valorizzare il Consiglio sui vari aspetti della vita della Zona, con particolare attenzione al sostegno, condividendo costantemente e lealmente le varie situazioni, lavorando in un buon clima fraterno e sereno. Il lavoro su mantenimento e sviluppo è tanto più facile e possibile, quanto più il clima e il lavoro della Zona - e in particolare del Consiglio - è sereno e fruttuoso, anche se le situazioni di emergenza vanno comunque affrontate e risolte con chiarezza e lealtà. Il passo successivo all’analisi è poi la proposta concreta (fatta di obiettivi, strumenti, indicatori di verifica…), che viene fissata nelle sue linee fondanti in modo da rispondere in maniera flessibile alle singole esperienze particolari.

 

La Zona promuove la formazione istituzionale in accordo con la Regione, sostiene le Co.Ca. e gli adulti in formazione, per supportare in tempo eventuali difficoltà che possano presentarsi. Essa deve proporsi (forse prima che promotrice delle azioni di sviluppo) come “officina” delle idee legate allo sviluppo, riassumibili nella “mentalità dell’apertura”: leggere e farsi interrogare dalle esigenze educative del territorio, e poi possibilmente rispondere a queste esigenze con una proposta educativa credibile, sostenibile, costruttiva, solida…in una parola…bella! In questo, come già detto, è essenziale che in Zona si respiri aria fresca di collaborazione, visto che in fondo stiamo parlando essenzialmente di un grande gioco di squadra!

 

Siamo in un tempo in cui è necessario investire sul tema dello sviluppo da parte di ogni Zona: investimento sull’incaricato e sulla pattuglia sviluppo, ma anche investimento di risorse economiche, ove necessarie e possibili, per favorire il mantenimento e l’apertura di nuove realtà scout.

Comunità Capi e Formazione

La Co.Ca., luogo-perno su cui poggia tutta l’Associazione, ha il difficile compito di offrire stimoli e sostegno ai suoi capi per poterli far crescere nella fede, nella competenza e nella consapevolezza di essere figure di riferimento, testimoni di scelte e valori per i ragazzi che verranno loro affidati.

 

È necessario che nei Gruppi cresca una cultura ancora più forte di appartenenza associativa, una cultura di lavoro in rete con gli altri Gruppi, una visione di progetto di sviluppo che può trovare realizzazione soltanto a livello di Zona.  Inoltre, la prima azione verso l’apertura di un nuovo Gruppo è la formazione degli adulti che scelgono di coinvolgersi nell’avventura e questa formazione parte e si spende nel servizio concretamente prestato! Infine il Gruppo vive il mandato associativo della risposta ai bisogni educativi del territorio, risposta di cui il P.E.G. è lo strumento fondamentale.

La Co.Ca. vive la sua ordinaria vita di comunità, accogliendo fraternamente gli adulti in formazione e rendendoli consapevoli di quello che vivono, nell’ottica di una loro crescita vocazionale, quindi personale, oltre che di servizio; negli staff li coinvolge nel servizio educativo in maniera attiva e graduale. Si dispone in un atteggiamento di apertura e accoglienza fraterna, lasciandosi mettere in discussione anche, se necessario, dalle nuove “sfide” che il nostro mandato di capi scout pone continuamente sulla nostra strada.

Siamo sicuramente consapevoli, in virtù del nostro ruolo educativo, di quanto sia importante il “clima” nella relazione umana. Questo vale ancor più in un’azione associativa, dove è fondamentale il camminare insieme verso una meta comune. Se nelle nostre Co.Ca. o nelle nostre Zone non siamo chiamati ad essere tutti “amici del cuore”, siamo però fortemente sollecitati a costruire insieme qualcosa di bello e utile per e con i nostri ragazzi in questo nostro mondo. Ascolto, accoglienza, umiltà, azione costruttiva, correzione fraterna, apertura al cambiamento, serenità negli atteggiamenti e nelle intenzioni (sempre e comunque educative!), sana ma non troppo robusta competizione sono allora quelle “sfide” che si presentano agli attori coinvolti nello sviluppo associativo, a qualunque livello.

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Essere attori dello sviluppo associativo, ognuno secondo il proprio ruolo, ci porta a uscire da noi e a immergerci nel mondo, forti della felicità di aver scoperto (e di voler condividere) che “nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…”.

Dino Nencetti

Coordinatore Commissione nazionale Sviluppo

Bibliografia

AGESCI Sicilia Le buone prassi Sicilia, 2015

AGESCI Lazio Linee Guida La cultura dello sviluppo, gennaio 2013

AGESCI Progetto Nazionale 2012-2016 – Sentinelle di positività

AGESCI Lombardia, Linee Guida – Vademecum Sviluppo, giugno 2009

AGESCI Documento per il Consiglio Generale 2006 della Commissione Sviluppo

 

 

Con gioia apprendiamo la notizia della nomina di monsignor Angelo De Donatis a vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma.

A mons. De Donatis rivolgiamo, a nome nostro e per conto di tutti i Capi e i soci AGESCI di Roma e del Lazio, un caloroso benvenuto e l'augurio di un servizio gioioso e coraggioso.

Al Cardinale Vallini va il nostro sincero ringraziamento per quanto svolto e testimoniato in questi anni.

 

Francesca Orlandi, Francesco Scoppola, Fra Stefano Lovato ofm

Responsabili Regionali e Assistente Ecclesiastico AGESCI Lazio

Giovedì 26 ottobre in sede regionale (20/22.30)

 

Attraverso un semplice gioco di carte ci interrogheremo, in maniera non superficiale, su episodi che riguardano il nostro servizio di capi. Parleremo di rischio consentito, colpa, assicurazione, liberatorie e molte altre tematiche centrali nell'analisi della responsabilità giuridica dell'educatore scout.

La nostra proposta educativa è oggettivamente pericolosa e solo conoscendola possiamo progettare al meglio le nostre attività senza rinunciare a viverla a pieno.

VIENI A GIOCARE CON NOI. PORTA TUTTI I TUOI DUBBI E RICEVERAI UNA COPIA DEL GIOCO PER POTERLO GIOCARE CON LA TUA COMUNITA' CAPI.

Si è conclusa ieri la prima Route dei Partenti del 2017, fra pochi giorni si preparano a partire un nuovo gruppo di RYS per la seconda e OGGI 27 marzo si sono aperte le iscrizioni per quelle di GIUGNO!

Quella dedicata alle Zone Castelli - La Fenice - Riviera d'Ulisse

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e quella dedicata alle Zone Tuscia - Etruria - Pleiadi - Cassiopea

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Vi aspettiamo!

Buona Strada

La Pattuglia R/S

Campagna del CAI sulla sicurezza in montagna...L'esplorazione è una responsabilità

http://www.montagnamicaesicura.it/italiano/progetto.html

Di seguito potete scaricare l'allegato E al nostro Regolamento AGESCI, aggiornato al Consiglio generale 2017.

Di seguito inseriamo alcune piccole descrizioni riferite ai relatori che ci aiuteranno a sviluppare il tema del Convegno Regionale.

 

Maria Teresa Spagnoletti. Personaggio di spicco del Guidismo Cattolico Italiano, Maria Teresa è stata Capo Cerchio nell'AGI e poi, in AGESCI,  Capo Campo di 1° e 2° tempo, Incaricata Nazionale Branca Coccinelle, Consigliera Generale e Capo Guida. Ha fatto parte della Pattuglia Nazionale di Branca L/C, partecipando alla stesura dei Regolamenti dopo l’unificazione. Grande esperta di catechesi, è stata responsabile dell’Equipe dei Campi Bibbia. E’ Giudice presso il Tribunale dei Minori di Roma, ruolo che svolge con passione ed entusiasmo, testimoniando con coerenza i principi scaut che ne hanno orientato la vita.  Attualmente è Presidente del collegio dibattimentale penale, dove giudica i reati commessi da minorenni nel territorio del Lazio, e Magistrato di Sorveglianza, ruolo che riguarda il seguire la esecuzione della pena sia in carcere sia in misura alternativa.

Alberto Pellai. E' medico, ricercatore all’Università degli Studi di Milano, psicoterapeuta dell’età evolutiva, nonché padre di quattro figli (di cui due femmine). Si occupa di prevenzione in età evolutiva e fa molta formazione a insegnanti, genitori e professionisti del settore. È autore di molti bestseller per genitori, tradotti anche all’estero, tra cui Tutto troppo presto e I papà vengono da Marte, le mamme da Venere (scritto con Barbara Tamborini) pubblicati da De Agostini. Ha vinto numerosi premi letterari e nel 2004 il Ministero della Salute gli ha conferito la medaglia d’Argento al merito della sanità  pubblica.

Pietro Lucisano. Professore ordinario di Pedagogia Sperimentale nel Dipartimento di Psicologia di Processi di Sviluppo e Socializzazione dell'Università di Roma "La Sapienza" Presidente del corso di Laurea Magistrale in Scienze della formazione primaria. Delegato del rettore all'orientamento. Coordinatore dei progetti JOBSOUL e del progetto UNI.CO sulla transizione al lavoro dei laureati. Ho studiato Filosofia e mi sono laureato in Pedagogia seguendo i corsi di Aldo Visalberghi e Maria Corda Costa. Ciò che mi ha portato a scegliere di laurearmi in Pedagogia sono state le esercitazioni di ricerca. Vengo da un'esperienza di attività educative extrascolastiche nell'AGESCI dove ho svolto molteplici servizi occupandomi in particolare di adolescenti e di stampa associativa. Mi occupo di ricerca educativa e in particolare di ricerche sull'efficacia dei sistemi educativi. Ho coordinato due indagini internazionali (la IEA Written Composition e la IEA Reading Literacy) e numerose indagini nazionali tra cui mi piace ricordare il progetto Re.Di.S. sulla dispersione scolastica e l'indagine sulla leggibilità da cui abbiamo insieme a Emanuela Piemontese messo a punto un indice di leggibilità per la lingua italiana che senza ringraziamenti è stato inserito tra gli strumenti di WORD. Recentemente molto del mio impegno è dedicato all'orientamento degli studenti sia in entrata con il Progetto Ponte e l'organizzazione dei rapporti tra Sapienza e scuole secondarie sia, e soprattutto, con il progetto SOUL (Sistema Orientamento Università Lavoro).

 Lucina Spaccia. Appartengo alla generazione che aveva vent’anni negli anni ’70 e ha respirato un intenso periodo di cambiamenti e, come giovane capo, ha vissuto la nascita dell’AGESCI. Il Guidismo è stato uno degli elementi formativi della mia personalità e l’imprinting dell’AGI m’è rimasto sulla pelle. Sono una delle ultime guide che ha pronunciato la sua promessa con Padre Ruggi d’Aragona. A distanza di cinquant’anni credo che sia stato un grandissimo dono. Sono stata Capo Reparto, maestra dei Novizi, Capo Gruppo nel Roma 121 in varie stagioni, a partire dall’AGI (Roma IX) fino al 2010. Ho lavorato nella pattuglia Nazionale E/G  nei primi anni dell’AGESCI partecipando alla stesura della proposta unificata E/G; sono stata Capo Campo di Campi scuola di II tempo (gli attuali CFA)  e Route d’orientamento per dieci anni e responsabile della Fo.Ca del Lazio dopo l’unificazione. Sono stata capo redattore di Avventura per sei anni e ho scritto per la stampa associativa in numerose pubblicazioni. Dal 1996 sono  Capo Campo nel Settore Competenze in eventi di branca E/G e R/S; sono stata la Capo del villaggio delle tecniche al Campo Nazionale E/G 2003 ad Is Olias e la Responsabile della base di Bracciano dal 2003 al 2008.  Attualmente sono Capo Campo di EPPPI sull’educazione politica. Professionalmente mi sono occupata di ragazzi perché ho fatto la professione più bella del mondo: l’insegnante (di diritto ed economia). Ho amato e amo la scuola per la quale ancora svolgo dei corsi di educazione alla cittadinanza. Sono sposata, ho due figlie e una nipotina.

Zbigniew Formella SdB. Professore Ordinario presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.

 

Per prepararsi e approfondire temi e contenuti che verranno affrontati durante il Convegno Regionale proponiamo una bibliografia suddivisa per tematica. E' possibile inviare i vostri dubbi e le vostre domande per aiutarci a tarare al meglio gli interventi dei relatori compilando il form a questo link: vai al form.

 

Educazione di genere oggi: rischio o opportunità per la crescita?
pellai il primo bacio

A. Pellai, Il primo bacio. L’educazione sentimentale ai tempi di Facebook. Kowalski editore

il diario di miss ione

A. Pellai, Tamborini Barbara - Il diario di Miss. Ione e molto altro. Storia di una ragazza che diventò se stessa , 2013, Centro Studi Erickson

tutto troppo presto

A. Pellai, Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet, DeAgostini, 2015

cosi sei fatto tu

A. Pellai, Così sei fatto tu 10-12 anni. Una storia in rima per spiegare le differenze tra maschi e femmine, Centro Studi Erickson, 2015

cosi sei fatto tu 5 9

A. Pellai, Così sei fatto tu 5-9 anni. Una storia in rima per spiegare le differenze tra maschi e femmine, Centro Studi Erickson, 2015

baciare fare dire

A. Pellai, Baciare fare dire. Cose che ai maschi nessuno dice, Feltrinelli, Feltrinelli, 2015

girl revolution

A. Pellai, Girl R-Evolution. Diventa ciò che sei. De Agostini ed., 2016

bulli e pupe

A. Pellai, Bulli e pupe. come i maschi possono cambiare. come le ragazze possono cambiarli. Feltrinelli, 2016

piccolo genio

A. Pellai, Tamborini B. Piccolo genio! : scopri il talento che c'è in te De Agostini Ed., 2016

educazione emotiva

A. Pellai, L'educazione emotiva : come educare al meglio i nostri bambini grazie alle neuroscienze. Fabbri Ed, 2016

eta dello tsunami

A. Pellai, Tamborini B. L'età dello tsunami : come sopravvivere a un figlio pre-adolescente. De Agostini Ed., 2017

amerai

Paolo Benanti - “Amerai! Un viaggio alla ricerca del senso della sessualità per una fondazione del legame di coppia” - ed. Cittadella – 2014

questione gender

Aristide Fumagalli - La questione gender. Una sfida antropologica - ed. GdT – 2015

l amore sessuale

Aristide Fumagalli - L’amore sessuale -Ed. Queriniana - 2017

 

L'Associazione tra società e Chiesa. Sessualità, affettività e famiglia: le sfide di sempre

scout canoa S. Costa, Educazione all’amore, coeducazione e costruzione dell’identità di genere attraverso il metodo scout - Riflessioni psicopedagogiche - vai al testo
scout canoa Fr. Alessandro Salucci, Orientamenti per una educazione alla sessualità e all'affettività alla luce delle indicazioni del Magistero della Chiesa - vai al testo

 

Imparare a volere bene a sé stessi e agli altri

codice dell anima

Hillman J. - Il codice dell'anima - Adelphi - 2009

l educazione e il significato della vita

Krishnamurti J., L’educazione e il significato della vita

educazione sentimenti

B. Rossi, “L’educazione dei sentimenti”, Ed. Unicopli, Milano 2004

5 lezioni della vita

Bill Adams Cinque lezioni della vita

avere o essere

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